Storia dell’Alfajor: dal Medio Oriente al Río de la Plata
Quella scatola rotonda con due cialde e un cuore di dulce de leche è un'icona riconoscibile in quasi ogni supermercato del Sud America. Ma pochi sanno che la storia dell'alfajor comincia a migliaia di chilometri di distanza, tra le cucine arabe del Medioevo e le spezie di Al-Andalus. Il nome stesso lo tradisce: porta ancora la traccia araba delle sue origini.
Radici arabe: da dove viene davvero questo dolce?
Secondo una delle ipotesi, il nome alfajor deriverebbe dall'arabo al-hasú, che significherebbe 'ripieno' o 'imbottito'. Un articolo di Infobae, citando il libro di Mariana Ramírez, suggerisce che il termine discenda dall'ispano-arabo al-hasú, 'il ripieno'. Secondo altre tradizioni, potrebbe invece venire da al-fákhir, che vuol dire 'lussuoso' o 'squisito'.
Come l'alfajor è arrivato in Spagna attraverso Al-Andalus
L'alfajor arrivò in Spagna attraverso Al-Andalus durante la presenza araba nella penisola iberica, un territorio che fu un punto di scambio culturale straordinario: spezie, ingredienti e saperi gastronomici circolavano tra le due sponde del Mediterraneo. È in questo contesto di pasticceria medievale che l'alfajor si radica nella tradizione iberica.

La versione spagnola dell'alfajor sarebbe stata un dolce denso, speziato, a base di miele, mandorle, cannella e chiodi di garofano, con una consistenza compatta e un aroma intenso.
Niente a che vedere con il biscotto leggero che conosciamo oggi. Ma il nucleo era già lì: qualcosa di dolce, compatto, fatto per durare.
Se ti interessa capire come le rotte arabe abbiano plasmato altri dolci del Mediterraneo, la storia della baklava racconta un percorso sorprendentemente simile.
Il viaggio dall'Europa iberica verso il Nuovo Mondo
Probabilmente nel XVI secolo, con la colonizzazione spagnola delle Americhe, l'alfajor attraversò l'Atlantico. I conquistadores portarono con sé non solo armi, ma anche ricette, abitudini alimentari e dolci. L'alfajor arrivò così nelle colonie sudamericane, dove trovò ingredienti nuovi e palati diversi.
Come accadde per le empanadas, anche l'alfajor è un figlio diretto di quel viaggio iberico verso il Nuovo Mondo.
Come l'alfajor si è diffuso nel tempo

La storia dell'alfajor nel Nuovo Mondo è proprio la storia di una trasformazione lenta, fatta di ingredienti che cambiano, di gusti che si incontrano, di tradizioni che si mescolano senza chiedere permesso. Durante il periodo coloniale si diffuse in modo disomogeneo: in alcune zone del Perù e della Colombia rimase fedele alla versione speziata iberica, mentre in altre aree cominciò ad adattarsi a farine diverse, dolcificanti naturali e frutta secca delle Ande.
Argentina e Uruguay, la svolta moderna
La vera rivoluzione arriva nel XIX secolo, nel Río de la Plata. Argentina e Uruguay diventano il laboratorio dove l'alfajor si reinventa completamente. Le due cialde friabili sostituiscono il blocco denso speziato. Il dulce de leche, quella crema di latte caramellato simbolo della cucina rioplatense, prende il posto del miele e delle spezie. Il risultato? Un dolce completamente diverso dall'originale, capace di conquistare un intero continente.
La cialda si sbriciolava, il dulce de leche colava leggermente sui lati. Il tutto accompagnato da un mate fumante, che in Argentina è praticamente un rito religioso.

Il tutto accompagnato da un mate fumante, che in Argentina è praticamente un rito religioso.
Le varianti regionali dell'alfajor
Ogni paese, ogni regione, ogni famiglia sembra averne una versione propria. Non è un dolce statico.
È vivo, in continuo movimento, capace di sorprenderti ogni volta. Girare per il Sud America cercando alfajores diversi è quasi un gioco: basta fidarsi del naso e seguire il profumo di burro e zucchero che esce dalle panetterie.
Le versioni spagnole sopravvissute fino ad oggi
Medina Sidonia, cittadina della provincia di Cadice, conserva una tradizione dolciaria che probabilmente affonda le radici nel periodo di Al-Andalus. Gli artigiani locali tramandano tecniche di lavorazione del miele e delle spezie, mantenendo viva una ricetta che altrove è stata completamente trasformata. È un dolce compatto, scuro, profumato di cannella, chiodi di garofano e miele: quasi irriconoscibile rispetto alla versione argentina.
Anche all'interno del Sud America le differenze sono notevoli. In Colombia e Venezuela esistono versioni che usano bocadillo di guava al posto del dulce de leche. In Cile si trovano alfajores con marmellata di frutta o crema al cioccolato. Ogni variante racconta qualcosa del territorio in cui è nata: ingredienti disponibili, gusti locali, influenze culturali.
Le differenze tra l'alfajor argentino, uruguaiano e peruviano
- L'alfajor argentino classico ha due cialde friabili con dulce de leche al centro, spesso ricoperto di cioccolato o zucchero a velo
- La versione di Mar del Plata è famosa per le cialde più croccanti e il ripieno abbondante
- L'alfajor uruguaiano tende ad essere più grande e con una copertura di cioccolato fondente più spessa
- In Perù si trova l'alfajor de penco, con cialde più sottili e un ripieno a base di manjar blanco, simile al dulce de leche ma con una consistenza diversa
- La versione cordobesa argentina ha cialde più morbide e un ripieno spesso tre strati
- Alcune versioni artigianali boliviane usano ancora la farina di quinoa per le cialde
Le reinterpretazioni locali nel resto del Sud America

La parte più sorprendente è che in alcune zone dell'Ecuador l'alfajor è ancora oggi probabilmente associato alle feste religiose, proprio come succedeva con i dolci speziati arabi medievali. Il cerchio si chiude, in qualche modo, come accade con altri dolci che hanno attraversato culture e continenti, come il qatayef, che porta ancora nel cuore la sua origine festiva.
Un po' come accade con altri dolci che hanno attraversato culture e continenti, come il qatayef, che porta ancora nel cuore la sua origine festiva.
Il valore culturale dell'alfajor oggi
Oggi l'alfajor è molto più di un dolce. In Argentina è quasi un simbolo nazionale: si mangia a colazione, come merenda, dopo pranzo, in qualsiasi momento della giornata. Esistono competizioni per eleggere il migliore, blog dedicati solo a recensire alfajores e un mercato che vale miliardi di pesos. Il marchio Havanna, fondato a Mar del Plata nel 1948, è diventato uno dei più riconoscibili del paese.
Un altro dolce sudamericano con radici sorprendenti è la storia del brigadeiro, legata alla politica brasiliana.

Ma c'è qualcosa di più profondo dietro questa popolarità. L'alfajor racconta la storia del meticciato culturale sudamericano: radici arabe, influenza iberica, ingredienti del Nuovo Mondo. È il risultato di secoli di incontri tra culture diverse, e forse è proprio per questo che sa di qualcosa di familiare anche la prima volta che lo assaggi. Nella tradizione popolare argentina si ritiene che sia il dolce perfetto per i momenti di pausa, di condivisione, di incontro. Non è un dolce da cerimonia, è un dolce da tutti i giorni [1].
E forse è proprio questa accessibilità la sua forza più grande: chiunque può comprarlo, portarlo a casa, spezzarlo a metà con qualcuno. Un gesto semplice che racconta secoli di storia senza bisogno di spiegazioni.
Ricetta: Alfajor Latinoamericano Morbido e Caramellato

Questa scheda raccoglie ingredienti, tempi e passaggi pratici per preparare Alfajor Latinoamericano Morbido e Caramellato in modo semplice e coerente con la tradizione descritta nell’articolo.
- 200 g farina
- 100 g amido di mais
- 120 g burro
- 100 g zucchero
- 2 tuorli
- 1 cucchiaino lievito
- 1 cucchiaino vaniglia
- Dulce de leche
Per finire:
- Zucchero a velo o cocco grattugiato
- Montare burro e zucchero fino a ottenere una crema chiara e soffice. Questo passaggio è fondamentale: è ciò che dà leggerezza e struttura ai biscotti.
- Aggiungere i tuorli e la vaniglia mescolando bene. Il composto deve risultare liscio e omogeneo senza separazioni.
- Unire farina, amido e lievito setacciati incorporandoli delicatamente. Non lavorare troppo l’impasto: deve restare morbido e leggermente friabile.
- Formare un panetto e lasciarlo riposare in frigorifero per almeno 30 minuti. Questo aiuta a stabilizzare la struttura e facilita la stesura.
- Stendere l’impasto e ricavare dischi regolari. Non farli troppo sottili: devono restare delicati ma non fragili.
- Cuocere in forno finché i biscotti restano chiari con una leggera doratura sotto. Non devono scurirsi: l’alfajor è definito dalla sua delicatezza.
- Lasciare raffreddare completamente prima di farcire. Se sono ancora caldi, si rompono e il ripieno si scioglie troppo.
- Unire due biscotti con uno strato generoso di dulce de leche. Non essere parsimonioso: è il cuore del dolce.
- Passare i bordi nel cocco grattugiato o spolverare con zucchero a velo. Questo completa sia l’estetica che la texture.
- Lasciare riposare qualche ora prima di servire. Il ripieno si integra e rende il biscotto ancora più morbido.
- Se si vuole fare la differenza, si usi amido di mais di qualità e non lo si riduca. È ciò che crea quella consistenza scioglievole tipica.
Perché l'alfajor si chiama così?
Il nome alfajor deriva dall'arabo al-hasú, che significa 'ripieno' o 'imbottito'. Alcune fonti lo collegano anche ad al-fákhir, 'lussuoso' o 'squisito'. Entrambe le radici raccontano la natura preziosa e farcita di questo dolce viaggiatore.
Fonti e riferimenti
- Alfajores: historia de la delicia argentina que no es argentina - Infobae (pubblicazione editoriale · Infobae)
I numeri tra parentesi quadre nel testo (ad esempio [1]) rimandano alle fonti consultate qui sopra. Le tradizioni possono variare per regione; privilegiamo le versioni meglio documentate e segnaliamo quelle più diffuse.
Come abbiamo verificato questa storia
Abbiamo confrontato fonti storiche e gastronomiche, distinguendo i dati documentati dalla tradizione orale.