Come nacque il bubble tea: un errore geniale
La prima volta che ho ordinato un bubble tea ero a Milano, in una stradina dietro la Stazione Centrale.
Era estate, faceva un caldo assurdo, e quel bicchierone trasparente pieno di perline scure mi guardava come se volesse dirmi qualcosa.
Ho bevuto il primo sorso e ho capito subito che non era una semplice bevanda. Era un'esperienza intera dentro una cannuccia larga.
La prima tazza: Taichung o Tainan?
Qui comincia una delle dispute più gustose della storia alimentare asiatica. Due città taiwanesi si contendono ancora oggi la paternità del bubble tea.
Da un lato c'è Taichung, dove il Chun Shui Tang Tea Room sostiene di aver inventato il tè freddo con le perle di tapioca intorno al 1986. Secondo il sito ufficiale di Chun Shui Tang, la bevanda fu sviluppata e venduta in via sperimentale nel 1986 e lanciata ufficialmente nel 1987. Secondo alcune fonti, furono Liu Han-Chieh e Lin Xiuhu a crearlo nel 1987.
Una delle versioni più raccontate vuole che Lin Hsiu Hui, product manager del Chun Shui Tang, abbia versato per gioco le sue perline di tapioca dolce dentro il tè freddo durante una riunione. Secondo la CNN, ciò avvenne nel 1988. Come riportato dalla BBC, il Chun Shui Tang tea house a Taiwan cominciò a vendere bubble tea nel 1987.

Quello che è certo è che il bubble tea nasce in un momento preciso: il decennio Ottanta a Taiwan, quando la cultura del tè si stava mescolando con le influenze occidentali e la voglia di modernità dei giovani. Probabilmente sia la BBC che la CNN concordano che il bubble tea fu inventato negli anni Ottanta a Taiwan.
Come il tè con le perle è diventato simbolo della cultura giovanile taiwanese
Nei primi anni Novanta, il bubble tea era già ovunque a Taiwan. Ogni angolo di strada aveva il suo chiosco.
Era il drink dell'identità giovanile taiwanese, molto prima che i social media esistessero: una bevanda che raccontava già allora chi eri, con chi stavi e a quale generazione appartenevi.
La tapioca è un amido estratto dalla radice della manioca, una pianta probabilmente originaria del Sud America. Probabilmente le perle utilizzate nel bubble tea vengono prodotte mescolando questo amido con acqua e zucchero, poi modellate in sfere che vengono cotte fino a ottenere quella consistenza gommosa e traslucida caratteristica. Il colore scuro tipico delle perle classiche probabilmente deriva dall'aggiunta di zucchero caramellato o melassa durante la preparazione.
Dalla Taiwan degli anni Novanta alle prime catene internazionali
Il salto fuori da Taiwan è avvenuto in modo graduale ma inarrestabile.
Secondo Storia del Piatto, le prime comunità della diaspora taiwanese hanno portato il tè alla tapioca con sé negli Stati Uniti e in Canada durante gli anni Novanta, diffondendo questa bevanda ben prima che diventasse una tendenza globale.
Poi è arrivata la prima grande svolta commerciale.
Probabilmente catene come Gong Cha e Tiger Sugar hanno trasformato quello che era un prodotto artigianale in un format replicabile, pulito, fotogenico.
L'esplosione globale degli anni Duemila: quando il bubble tea è diventato un fenomeno di massa
La parte più sorprendente è che il vero boom globale non è arrivato con le catene, ma con Instagram.
Tra il 2015 e il 2019, il bubble tea è diventato uno dei cibi più fotografati al mondo.
Londra, Parigi e Amsterdam le code fuori dai nuovi locali erano lunghe anche mezz'ora.
Perché il bubble tea ha avuto così tanto successo in Occidente?

La risposta non è semplice, ma c'è un filo comune. Il bubble tea è arrivato in Occidente in un momento in cui i consumatori cercavano qualcosa di diverso.
Qualcosa che non fosse né il caffè né la bibita industriale.
C'era anche un elemento di novità sensoriale che funzionava benissimo. Quella sensazione di masticare le perline mentre si beve è straniante all'inizio.
Per chi ama le bevande fermentate con una lunga tradizione, vale la pena esplorare anche la storia del kombucha.
Le versioni asiatiche: dalle rivisitazioni giapponesi alle interpretazioni coreane
In Asia il bubble tea non è rimasto uguale al modello taiwanese.
In Giappone si è integrato con la cultura del matcha e dell'hojicha: le versioni giapponesi sono spesso meno dolci, più aromatiche, con latti vegetali e topping raffinati come il kuzu o la gelatina di konjac.
Se ti interessa capire quanto sia profonda la cultura del tè giapponese, la storia del matcha racconta un mondo che va ben oltre la moda.
In Corea del Sud il bubble tea si è fuso con l'estetica del food design coreano, già celebre per il bingsu e i dolci colorati.
Non è raro trovare bubble tea al taro viola, alla fragola, al mango, con gelatine a forma di cubo o perle di colori diversi.
La cultura del bingsu coreano ha sicuramente influenzato questo approccio estetico al cibo da bere. Ecco alcune delle varianti più diffuse in Asia oggi:
- Milk tea al taro viola, popolare a Taiwan e nelle Filippine
- Hojicha latte con perle, versione giapponese più tostata e delicata
- Brown sugar boba, la variante con il caramello bruciato diffusa a Taiwan e in tutta l'Asia
- Teh tarik bubble, rivisitazione malese con il tè tirato tradizionale
- Matcha latte con gelatina di aloe, diffusissimo in Giappone
- Mango pomelo sago, versione hongkonghese con frutta fresca
Come Europa e Stati Uniti hanno reinterpretato il bubble tea

In Occidente il bubble tea ha subito una trasformazione culturale interessante.
New York ci sono locali che propongono boba in versione cocktail, con alcol e topping gourmet.
Milano, Roma e Bologna hanno i locali più frequentati.
Un adattamento al gusto mediterraneo che funziona benissimo.
Il valore culturale del bubble tea oggi
Il bubble tea oggi non è solo una bevanda. È un linguaggio.
Secondo Storia del Piatto, durante le proteste di Hong Kong del 2019, il bubble tea è diventato un simbolo di resistenza. I manifestanti lo ordinavano e lo condividevano come gesto di solidarietà. Una bevanda nata per gioco in una sala riunioni di Taichung era diventata, trent'anni dopo, un simbolo politico. È difficile pensare a un altro cibo che abbia fatto un percorso simile in così poco tempo.

Oggi il mercato globale del bubble tea si stima valga miliardi di dollari e continua a crescere. Le catene si moltiplicano, le varianti si espandono, i topping si evolvono.
C'è qualcosa di affascinante nel modo in cui una bevanda nata per caso, in un pomeriggio qualunque degli anni Ottanta, sia riuscita a diventare un fenomeno culturale planetario. Un po' come il lassi indiano, che ha attraversato secoli e confini restando fedele alla sua semplicità originale, anche il bubble tea ha dimostrato che le bevande migliori sono quelle che sanno adattarsi senza perdere la loro anima.
Se volete portare questa storia direttamente a casa vostra, trovate qui sotto la ricetta completa per preparare il vostro bubble tea, con le perle di tapioca fatte come si deve.
Ricetta: Bubble tea al tè nero con perle di tapioca

La versione casalinga del celebre bubble tea taiwanese, con perle di tapioca cotte in acqua zuccherata per ottenere la consistenza morbida e gommosa perfetta. Una bevanda che unisce tè nero, latte fresco e il piacere di masticare le perle attraverso una cannuccia larga.
- 100 g di perle di tapioca nere (boba)
- 500 ml di acqua per la cottura delle perle
- 2 cucchiai di sciroppo di zucchero di canna
- 4 cucchiaini di tè nero in foglie (o 2 bustine)
- 400 ml di acqua bollente per il tè
- 200 ml di latte fresco intero (o latte di soia)
- 4 cucchiai di zucchero di canna
- Ghiaccio
- Portare a ebollizione 500 ml di acqua in una pentola capiente, quindi versare le perle di tapioca. Cuocere a fuoco medio per 20-25 minuti, mescolando ogni tanto, finché diventano morbide e traslucide al centro: questo garantisce la consistenza gommosa tipica del bubble tea.
- Scolare le perle e passarle subito sotto acqua fredda per fermare la cottura e rimuovere l'amido in eccesso. Trasferirle in una ciotola e mescolarle con 2 cucchiai di sciroppo di zucchero di canna: così restano dolci, lucide e non si attaccano tra loro.
- In una teiera, versare 400 ml di acqua bollente sulle foglie di tè nero e lasciare in infusione per 5-7 minuti. Filtrare il tè in un contenitore e aggiungere 4 cucchiai di zucchero di canna, mescolando fino a scioglierlo completamente: il tè deve essere dolce perché si diluirà con il ghiaccio e il latte.
- Lasciare raffreddare il tè a temperatura ambiente per almeno 10 minuti, oppure metterlo in frigorifero per accelerare: usare tè troppo caldo scioglierebbe il ghiaccio troppo in fretta e renderebbe la bevanda acquosa.
- Riempire due bicchieri alti con ghiaccio abbondante, poi dividere le perle di tapioca nei bicchieri (circa 3-4 cucchiai ciascuno). Le perle devono essere sul fondo per essere aspirate facilmente con la cannuccia larga, così ogni sorso conterrà sia liquido che perle.
- Versare il tè nero zuccherato nei bicchieri fino a coprire le perle, poi aggiungere 100 ml di latte in ciascun bicchiere versandolo lentamente lungo il bordo. Questo crea l'effetto marmorizzato tipico del bubble tea, che si può lasciare così per l'estetica o mescolare delicatamente per uniformare il sapore.
- Servire subito con una cannuccia larga (almeno 12 mm di diametro) per poter succhiare le perle insieme al tè. La bevanda va consumata fresca, entro 30 minuti dalla preparazione, perché le perle tendono a indurirsi se lasciate troppo a lungo nel liquido freddo.
- Se si preparano le perle in anticipo, conservarle immerse nello sciroppo di zucchero a temperatura ambiente per massimo 4 ore: in frigorifero diventerebbero dure e perderebbero la consistenza morbida che caratterizza un buon bubble tea fatto in casa.
Perché il bubble tea si chiama bubble tea?
Il nome 'bubble tea' non deriva dalle perle di tapioca, ma dalla schiuma che si forma quando il tè viene shakerato vigorosamente. In taiwanese, 'boba' è un termine affettuoso per indicare qualcosa di rotondo e giocoso, e con il tempo è diventato sinonimo delle perline stesse. Così, un nome nato per caso ha finito per racchiudere tutta la magia di questa bevanda.
Fonti e riferimenti
Fonti consultate: World’s Birthplace of Bubble Tea | Chun Shui Tang Humanistic Tea House ( · Chun Shui Tang).
Le tradizioni possono variare per regione; privilegiamo le versioni meglio documentate e segnaliamo quelle più diffuse.
Come abbiamo verificato questa storia
Abbiamo confrontato fonti storiche e gastronomiche, distinguendo i dati documentati dalla tradizione orale.